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L'Alta Corte di Bombay delimita i deepfake AI: 18 convenuti, l'ordinanza John Doe e la tripartizione dei diritti della personalità

Pubblicato 7 ott 2026
L'Alta Corte di Bombay delimita i deepfake AI: 18 convenuti, l'ordinanza John Doe e la tripartizione dei diritti della personalità

Il 1° ottobre 2026, un'ordinanza cautelare dell'Alta Corte di Bombay ha dato per la prima volta al "volto sostituito con l'AI" una precisa coordinata giudiziaria nel subcontinente sudasiatico. Il giudice Madhav Jamdar, esaminando la causa sui diritti della personalità promossa dall'attrice Samantha Ruth Prabhu, ha disposto il divieto di creare, diffondere o usare commercialmente senza autorizzazione i suoi deepfake, le immagini alterate e la voce sintetica generati con l'AI.

Il peso di questa ordinanza non sta nell'importo del risarcimento, ma nel quadro che essa costruisce: 18 convenuti, un'ordinanza John Doe (John Doe order) e una tesi che scompone i "diritti della personalità" in tre diritti autonomi.

Perché tra i 18 convenuti ci sono piattaforme ma anche autorità di vigilanza

L'elenco dei convenuti merita di essere esaminato uno per uno. Sul fronte delle piattaforme tecnologiche figurano Meta (che gestisce Facebook e Instagram), Google e Amazon; sul fronte governativo, il Ministero dell'Elettronica e della Tecnologia dell'Informazione (MeitY) e il Dipartimento delle Telecomunicazioni (DoT) sono anch'essi indicati come convenuti.

Coinvolgere le autorità di vigilanza in una causa civile sui diritti della personalità è un'operazione non comune. La spiegazione dell'avvocato dell'attrice riguarda l'esecuzione: se il tribunale ordinasse solo alle piattaforme di rimuovere i contenuti, senza la collaborazione dei dipartimenti delle telecomunicazioni e dell'informazione, l'ordinanza su server transfrontalieri sarebbe carta straccia. Inserire le autorità competenti tra le parti significa vincolare in anticipo la catena esecutiva alla decisione stessa.

Il fondamento della responsabilità delle piattaforme risiede nell'articolo 3 delle "Information Technology (Intermediary Guidelines and Digital Media Ethics Code) Rules, 2021". Tale articolo impone agli intermediari l'obbligo di "dovuta diligenza" per prevenire pubblicazioni non autorizzate e molestie online. Citando questo articolo, il tribunale intende che le piattaforme non possono più esimersi dicendo "siamo solo un tubo".

Ordinanza John Doe: anche chi non si riesce a rintracciare deve avere un responsabile

L'ordinanza John Doe è uno strumento abituale dei sistemi di common law contro i "convenuti dall'identità ignota". In questo caso, oltre ai 17 soggetti identificabili per nome, vi sono numerosi account anonimi che generano e diffondono contenuti nell'ombra. L'ordinanza autorizza l'attrice a conservare il diritto di agire in seguito contro questi "convenuti Doe".

Il significato pratico di questo meccanismo è diretto. Chi genera contenuti deepfake spesso usa account usa e getta, con una finestra probatoria estremamente breve. Quando il tribunale esaurisce il procedimento contro i convenuti nominati, l'account originale è già stato cancellato, ma il contenuto continua a circolare tra le piattaforme. L'ordinanza John Doe inserisce in anticipo nel provvedimento i "violatori sconosciuti", così che, quando in seguito si scoprono nuovi autori del danno, non occorra riavviare il procedimento.

I diritti della personalità scomposti in tre: privacy, dignità, valore economico

La parte che ha realmente valore di precedente è l'interpretazione della natura dei diritti data dal tribunale. L'ordinanza richiama l'articolo 19, paragrafo 1, lettera a), e l'articolo 21 della Costituzione, nonché l'articolo 38B del Copyright Act, e scompone i diritti violati dell'attrice in tre livelli:

Il primo livello è la privacy e la dignità della persona. Il diritto alla vita e alla libertà personale garantito dall'articolo 21, secondo l'interpretazione del tribunale, comprende il diritto alla privacy e alla dignità della persona. Il punto chiave di questo passaggio è che il tribunale afferma esplicitamente: i contenuti sessuali alterati digitalmente violano la privacy e la dignità anche se nessuno li vende. Il danno non si limita allo sfruttamento commerciale.

Tre vasi di vetro di altezze diverse su una scrivania in noce scuro, ciascuno riempito a metà con una nebbia morbida e luminosa

Il secondo livello è il diritto morale dell'artista interprete. L'articolo 38B del Copyright Act protegge i diritti morali dell'artista interprete sulla propria esecuzione, distinti dai diritti patrimoniali sull'opera. Ciò significa che, anche se l'uso di un'immagine ha formalmente ottenuto una qualche autorizzazione, i diritti morali possono essere fatti valere autonomamente.

Il terzo livello è quello che di solito si chiama diritto della personalità e diritto di sfruttamento dell'immagine (personality rights e publicity rights). Questo livello è legato al valore commerciale e riconosce che un'immagine pubblica riconoscibile ha in sé un interesse economico meritevole di tutela.

I tre livelli di diritti sono posti sullo stesso piano, non si sostituiscono a vicenda. È questo l'aspetto di maggiore impatto sui casi futuri: l'attore non deve più dimostrare "quanto denaro ho perso" per ottenere tutela.

Perché questo caso non è isolato

Il caso Samantha non è la prima volta che i tribunali indiani affrontano l'abuso dell'identità tramite AI. Nel giugno 2026 l'Alta Corte di Bombay ha ricevuto una richiesta simile dell'attrice Preity Zinta, riguardante video deepfake AI, immagini manipolate e la personalità di un chatbot AI. In precedenza, attori come Hrithik Roshan, Akshay Kumar e Suniel Shetty avevano ottenuto ordinanze restrittive. Nel caso di Abhishek Bachchan, l'ordinanza dell'Alta Corte di Delhi ha espressamente incluso tra i divieti "AI, AI generativa, machine learning, deepfake, face swap".

Considerati insieme, questi casi mostrano che l'India segue un percorso di "accumulo caso per caso" e non di legislazione ad hoc. L'India non ha attualmente una legge specifica sui diritti della personalità; il sistema di tutela è composto da diritti costituzionali, principi di proprietà intellettuale e rimedi di common law (come la contraffazione e l'appropriazione indebita di avviamento). La novità del caso Samantha sta nell'aver scritto per la prima volta in modo sistematico questo percorso composito nel contesto dei deepfake AI.

La causa tornerà in udienza il 10 dicembre, quando il tribunale potrebbe affrontare i rimedi permanenti e il risarcimento del danno.

Cosa significa per chi produce contenuti con l'AI

Se si traducono questi segnali giudiziari in vincoli concreti per chi crea contenuti, se ne ricavano all'incirca tre.

Primo, l'immagine riconoscibile di una persona reale richiede un'autorizzazione esplicita. Qui "riconoscibile" non si limita al volto, ma comprende nome, voce, firma, portamento e altri attributi identificativi. Generare con l'AI un personaggio "che assomiglia a una certa figura pubblica", anche se etichettato come finzione, resta rischioso nel quadro giudiziario indiano.

Secondo, l'ambito dell'autorizzazione deve specificare chiaramente l'uso. L'articolo 38B, isolando i diritti morali, implica che un'autorizzazione "consentita per l'uso A" non si estende automaticamente all'uso B. Usare il ritratto di un attore per la pubblicità o per la parodia sono due cose diverse quanto a pretese del titolare del diritto.

Terzo, l'obbligo di rimozione a carico delle piattaforme si sta irrigidendo. La "dovuta diligenza" dell'articolo 3 è stata inserita nell'ordinanza; i tempi di intervento e l'onere della prova degli intermediari dopo la ricezione della notifica diventeranno oggetto di successive controversie.

Nello stesso periodo, dall'altra parte dell'Atlantico si segue un'altra strada. L'accordo televisivo e cinematografico SAG-AFTRA, entrato in vigore il 1° luglio 2026, ha inserito nel contratto le "riproduzioni digitali", specificando che anche le "riproduzioni non scannerizzate" (immagini generate da materiale di ripresa e non da scansione) sono tutelate, e vieta di usare riproduzioni digitali di artisti minorenni per mostrare nudità o simulare atti sessuali. La via americana è il contratto sindacale, quella indiana il contenzioso costituzionale: stessa direzione, strumenti diversi.

Fin dove potrà arrivare questa ordinanza dell'Alta Corte di Bombay dipende dalla decisione definitiva di dicembre. Ma una cosa l'ha già fatta: ha spostato la domanda "l'AI può usare il volto di una persona?" dalla discussione sulla fattibilità tecnica a una procedura giudiziaria eseguibile.

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