La Corte Suprema traccia le linee rosse per l'IA: come le 24 disposizioni definiscono i confini dei contenuti generati dall'IA

Il 7 settembre la Corte Suprema del Popolo ha pubblicato le «Opinioni sulla trattazione conforme alla legge dei casi di controversia relativi all'intelligenza artificiale», documento n. Fa Fa [2026] 10. Il testo si articola in cinque parti, per un totale di 24 articoli, ed è il primo documento giudiziario sistematico della Cina dedicato specificamente alle controversie sull'IA. Negli ultimi anni i casi legati all'IA si sono accumulati nei tribunali di tutta la Cina: deepfake per il cambio di volto, uso commerciale di voci generate dall'IA, scraping di dati per l'addestramento dei modelli, diffamazione prodotta dalle allucinazioni dei grandi modelli, attribuzione del copyright dei contenuti generati dall'IA, incidenti con la guida assistita. Ogni categoria ha i suoi precedenti, ma gli standard non sono uniformi e i giudici, il più delle volte, applicano il diritto civile tradizionale ai nuovi scenari.
Ciò che fa questo documento è dare a questi precedenti sparsi un sistema di riferimento unificato.
L'IA non è un soggetto giuridico: è il punto di partenza dell'intera logica
L'articolo 2 delle Opinioni lo dice in modo molto diretto: l'intelligenza artificiale in sé non possiede la capacità di essere soggetto di diritto civile, e le relative responsabilità giuridiche sono a carico di soggetti civili quali sviluppatori, fornitori di servizi e utenti.
Questa posizione non è nuova. Nel primo caso nazionale di illecito da allucinazione dell'IA, esaminato dal Tribunale Internet di Hangzhou, il tribunale ha stabilito che la «promessa di risarcimento» generata automaticamente dall'IA non produce vincoli giuridici, perché dietro di essa non vi è alcun soggetto responsabile dotato di capacità di agire civile. Le Opinioni elevano quel singolo caso a una logica decisionale applicabile a livello nazionale.
Una volta determinata la questione del soggetto, il resto diventa più semplice: il modello è uno strumento e, quando qualcosa va storto, bisogna cercare la persona, non il modello.
Tre pilastri: centralità della persona, sostegno all'innovazione, barriere di sicurezza
Le Opinioni stabiliscono tre principi: mantenere la centralità della persona, sostenere l'innovazione e lo sviluppo, rafforzare le barriere di sicurezza. Considerati insieme, se ne ricava l'orientamento della regolamentazione: non si intende imprigionare l'IA con un unico righello, ma non si permette nemmeno alla tecnologia di correre davanti alle regole.
La centralità della persona, calata nelle singole disposizioni, si concentra sui diritti della personalità e sui dati personali. I deepfake, la clonazione vocale tramite IA e l'imitazione di personaggi famosi per vendere prodotti — controversie ad alta frequenza — sono tutti menzionati esplicitamente. Le Opinioni sottolineano la necessità di utilizzare appieno il diritto esistente, prevenire la discriminazione algoritmica e garantire il diritto all'informazione e alla scelta dell'individuo nei processi decisionali automatizzati.
Il sostegno all'innovazione si manifesta soprattutto nella definizione del «ragionevole ambito» dei dati di addestramento. In precedenza l'interpretazione dei tribunali sull'uso di informazioni personali pubbliche per addestrare grandi modelli non era uniforme: alcuni erano più permissivi, altri più severi. Le Opinioni non adottano una soluzione unica, ma indicano criteri di valutazione più dettagliati.
Le barriere di sicurezza riguardano invece soprattutto gli obblighi delle piattaforme e la ripartizione della responsabilità per illecito.
Le disposizioni che interessano di più i creatori
Per chi produce contenuti, due aspetti di questo documento sono i più concreti.
Il primo è il copyright dei contenuti generati dall'IA. Le Opinioni proseguono il percorso di valutazione basato su «cosa ha fatto la persona»: se dietro il contenuto generato dall'IA vi sono un apporto sostanziale e scelte creative umane, l'attribuzione dello status di opera può essere discussa. Questa impostazione è sulla stessa linea di due sentenze locali di settembre. Nel primo caso cinese di illecito relativo a una voce IA, a Shanghai, il risarcimento è stato di 50.000 yuan; nel caso sul diritto d'autore di una serie breve generata dall'IA, a Wuhan, il risarcimento è stato di 20.000 yuan; in entrambi i casi i tribunali, nel calcolo del risarcimento, hanno tenuto conto dei costi di produzione quali il consumo di Token. Se il costo degli strumenti possa essere considerato parte dell'investimento creativo è una questione che in passato non aveva una risposta chiara.
L'altro aspetto è il confine dei dati di addestramento. Le Opinioni richiedono di chiarire le responsabilità dei grandi modelli in ciascuna fase — raccolta dei dati, fine-tuning, distribuzione dei contenuti — chiamando in causa molteplici dimensioni: diritto di riproduzione, diritti sui dati personali, interessi della personalità legati alla voce, diritto all'onore, diritto di diffusione in rete dell'informazione. In altre parole, nella vita di un modello — raccogliere dati, regolare parametri, rispondere a domande, fare distribuzione — ogni fase può comportare rischi legali, non solo «il momento della generazione».
Il rapporto con il diritto vigente
Le Opinioni ribadiscono ripetutamente di non creare nuovi diritti civili, ma di chiarire, all'interno del quadro esistente — Codice civile, Legge sul diritto d'autore, Legge sulla protezione delle informazioni personali, Legge sulla sicurezza dei dati, Legge contro la concorrenza sleale, Legge sulla protezione dei diritti dei consumatori —, i criteri di applicazione negli scenari dell'IA.
Anche la divisione dei compiti con le «Misure provvisorie per la gestione dei servizi di intelligenza artificiale generativa» è chiara: le Misure disciplinano il livello della vigilanza amministrativa e impongono obblighi ai fornitori di servizi; le Opinioni riguardano l'accertamento della responsabilità civile e costituiscono la base su cui i tribunali decidono le cause. I regolamenti amministrativi non possono essere usati direttamente come fondamento delle decisioni civili: questa lacuna esisteva da tempo e le Opinioni la colmano.

Le Opinioni indicano inoltre altre aree problematiche, tra cui la discriminazione di prezzo basata sui big data, la responsabilità negli incidenti di guida autonoma e la diffamazione causata dalle allucinazioni dell'IA, offrendo anche indicazioni sulle regole probatorie. Come si produca la prova e come si risalga alla fonte dei contenuti generati dall'IA è da sempre una questione difficile nella pratica.
Cosa significa per le imprese e per i creatori
Dal punto di vista della conformità, questo documento trasforma il «rimedio a posteriori» in una «lista di controllo preventiva». I team che realizzano prodotti di contenuto devono almeno passare in rassegna alcune questioni: da dove provengono i dati di addestramento e se vi sia un'autorizzazione; se i contenuti generati dall'IA coinvolgano l'immagine e la voce di persone reali; se le funzionalità rivolte agli utenti prevedano l'informativa sulle decisioni automatizzate; se nella fase di distribuzione dei contenuti esista un canale per gestire le segnalazioni di violazione.
Anche l'estero ha dato nello stesso periodo la propria risposta. A settembre la Corte d'appello federale del Terzo Circuito degli Stati Uniti ha emesso una sentenza nel caso Thomson Reuters contro Ross Intelligence, stabilendo che l'uso di materiali protetti da copyright per addestrare strumenti di IA commerciali concorrenziali non costituisce fair use: è la prima volta che una corte d'appello federale statunitense si pronuncia sul rapporto tra addestramento dell'IA e fair use. La Cina usa un documento giudiziario unificato, gli Stati Uniti una sentenza dopo l'altra: i percorsi sono diversi, ma i problemi cui puntano coincidono in larga misura: dove si colloca il confine dei dati di addestramento e a chi spettino i diritti sui contenuti generati.
Scrivere le regole è solo il primo passo. Molti dei 24 articoli sono formulazioni di principio; come applicarli a ciascun caso concreto dovrà essere riempito dalle sentenze successive. Per gli operatori del settore, ciò che si può fare ora è autocontrollare fin da subito le parti verificabili, senza aspettare che la sentenza arrivi alla porta per rimettersi a studiare.
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